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#1 09-01-2008 11:41
Modulo a chi abortisce «Seppellisce lei il feto?»
Richiesta in 3 ospedali di Milano. Scoppia la polemica
«Per la sepoltura del feto ci pensa lei o preferisce che lo faccia l’azienda sanitaria? Metta una croce e una firma qui».
Chi è in procinto di abortire al San Paolo di Milano, 700 interruzioni di gravidanza l’anno, non deve dichiarare solo di essere stata informata: a) sulla possibilità di emorragie, b) sul rischio di infezioni, c) sul pericolo di rimanere sterile. Ora le donne che non portano a termine la gravidanza si vedono sottoporre anche un modulo dal titolo «Informativa per la richiesta di tumulazione dei feti e dei prodotti abortivi». Lo stesso avviene alla Macedonio Melloni (760 aborti) e al Niguarda (540). È la conseguenza choc del regolamento che prevede la sepoltura obbligatoria per tutti gli embrioni, varato dalla Regione Lombardia all’inizio dell’anno per «una questione di dignità del feto» (almeno secondo il governatore Roberto Formigoni).
Già al centro di uno scontro politico lo scorso gennaio, il provvedimento riconosce anche i feti sotto le 20 settimane come prodotti del concepimento (e non più rifiuti speciali al pari di un’appendicite).
La sua applicazione adesso scatena nuove polemiche. Sul piede di guerra, le associazioni femministe, come Usciamo dal Silenzio (il movimento che nel 2006 ha portato in piazza 100 mila persone in difesa della 194). «È un modo per colpevolizzare ulteriormente chi abortisce — sbotta Susanna Camusso, femminista storica —. Siamo pronte a mobilitarci in nome del diritto di autodeterminazione delle donne». La bufera scoppia a metà pomeriggio di ieri quando la storia di una donna, reduce da un aborto, rimbalza su www.osadonna.org, il sito dell’Osservatorio Salute Donna, nato dopo il referendum sulla procreazione assistita. Ma non finisce qui. Nel documento, che dev’essere firmato prima dell’aborto, si fa riferimento alla «possibilità di sepoltura da parte dei genitori per i prodotti del concepimento ». Una frase che, secondo l’attivista storica Lea Melandri, equipara il feto a un bambino: «Così l’aborto diventa un omicidio».
Il clima è teso anche perché in Lombardia tra i medici prevale l’obiezione di coscienza: sette ginecologi su dieci si rifiutano di praticare l’aborto (contro il 60% del resto d’Italia). Gli ospedali, però, respingono con forza le accuse. «È necessario un atto che certifichi la scelta di seppellire il feto — spiega Novella Chapperon, dirigente medico del San Paolo —. Il tutto nel pieno rispetto della sensibilità delle pazienti ».
Mauro Busacca, primario di Ginecologia della Macedonio Melloni, ribadisce: «È un modo di applicare la normativa regionale, nessuna donna finora ha sollevato obiezioni». Per Salvatore Garsia, primario di Ginecologia del Niguarda, «mettere una crocetta non crea nessuna discriminazione ». Alla Mangiagalli (1.700 aborti) non vengono, invece, consegnati documenti aggiuntivi. La possibilità di chiedere la sepoltura è elencata nel modulo del consenso informato. «È un’applicazione del provvedimento che rispetta tutti—rileva il direttore sanitario Basilio Tiso —. Negli ultimi mesi, 18 donne (su 300, ndr) hanno chiesto la tumulazione del feto. Agli altri abbiamo provveduto noi».
Una circolare della Regione prevedeva anche la possibilità di avvisare le donne con cartelli appesi in bacheca. Al loro posto sono comparsi i moduli.
Fonte
Oltre 130 mila aborti nel 2006: - 2,1% rispetto al 2005 e - 44,6% rispetto al 1982. Triplica invece il numero degli interventi effettuati da donne immigrate negli ultimi 10 anni. Sono i dati della relazione presentata ieri in Parlamento dal ministro della sanità Livia Turco sullo stato di attuazione della legge 194. Ma non si tratta di cifre rasserenanti per il Movimento per la vita che definisce l’aborto un fenomeno di dimensioni aberranti: dal 1978 ne sono stati effettuati quasi 4 milioni e 800 mila, senza considerare quelli clandestini (…)
Fonte
4 milioni e 800 mila aborti sono molti, come dire di aver sterminato
due intere Regioni ad esempio l’Emilia Romagna che al 31 dicembre 2006
contava 4.223.264 abitanti e la Basilicata 590.956…
L’aborto o interruzzione volontaria di gravidanza (IVG) è legale in Italia dal 1978…
Molte sono le donne che sono morte per aborti clandestini, molti sono i medici che prima di quella data si sono arricchiti… i famosi “cucchiai d’oro”…
Le motivazioni oggi ammesse sono diverse. In primo luogo i casi di salute della madre, di gravi malformazioni del feto, di violenza carnale subita. Queste motivazioni sono ammesse anche nei paesi a dominanza maschile e di stampo conservatore, come l’Iran.
In numerose nazioni si tiene tuttavia conto anche di istanze psicologiche e di sociali, garantendo alla madre la possibilità di ottenere l’IVG in sicurezza ricorrendo a strutture mediche competenti.
Le motiviazioni ammesse sono, oltre a quelle di cui sopra, il solo giudizio della donna sulla propria impossibilità di diventare madre ad esempio per giovane età, per rapporti preesistenti al difuori dei quali è stato concepito il bambino, per timore delle reazioni del proprio nucleo famigliare (o della società in genere) nei confronti di una gravidanza avvenuta fuori da quanto si percepisca come lecito. In diversi paesi, tra cui l’Italia, l’aborto è garantito anche alle minorenni, cui, in assenza dei genitori, viene affiancato un tutore del tribunale minorile.
Tanto per RICORDARE, fatti scandalosi, come quello degli Aborti clandestini di Villa Gina giugno 2000:
ROMA - “A Villa Gina si abortiva anche di notte. Si abortiva anche in casi in cui la gravidanza era molto avanzata, anche con pazienti al sesto mese, anche con pazienti che non volevano farlo“: le 55 pagine dell’ordinanza del gip Carmelita Russo partono da qui per raccontare un’incredibile serie di orrori, violenze e soprusi. Le 55 pagine dell’inchiesta hanno portato questa mattina all’arresto di altre sedici persone, tra medici, paramedici e altri membri della famiglia Spallone. Le accuse sono le stesse di due mesi fa, quando partì l’indagine sulla clinica privata, con l’aggiunta di altri capi d’imputazione: associazione per delinquere, concussione, estorsione, falso in atto pubblico e violazione della legge sull’aborto.
Le accuse sono più o meno le stesse, quello che cambia è il tono delle testimonianze, il quadro, che racconto dopo racconto, inizia a prendere forma. Ed è un quadro agghiacciante. Racconta Alesse (la supertestimone nonchè indagata) che una giovane, chiamata Laura per proteggere la sua vera identità, “era contraria all’interruzione di gravidanza e arrivata in sala operatoria scoppiò a piangere gridando che non voleva abortire. Ilio Spallone urlava e colpiva la donna alle gambe, un altro la tratteneva finchè l’anestesista non riuscì ad addormentarla”.
E ancora la vicenda di Federica, una donna in avanzato stato di gravidanza: “Occorreva particolare attenzione perchè il feto era grande - racconta l’anestesista - ma Ilio Spallone andò in palla e perforò l’utero. La paziente stava talmente male che venne intubata”.
Oppure la storia di una minorenne che di interrompere la gravidanza non ne voleva sapere ma a decidere per l’aborto era la madre, che si era messa d’accordo con Ilio, e così fu fatto. Da brividi anche l’episodio che riguarda Simona, tormentata dai dubbi e che dopo un esame radiografico si congedò per riflettere. A quel punto Ilio Spallone le comunicò che “non poteva tornare indietro in quanto i raggi x avevano provocato danni irreparabili al feto. “L’intervento venne effettuato - ha raccontato la giovane - mi svegliai nella stanza molto agitata e intervennero degli infermieri per trattenermi. Io urlavo cercando il mio bambino“.
Altri episodi sono stati riferiti al pm da dipendenti della clinica, come nel caso di Antonio Baldassarre: “Quando Ilio Spallone alzò la bacinella che aveva davanti vidi un feto formato, con braccia e gambe di circa 25 centimetri. Vidi Spallone girarsi e andare verso il lavandino tritatutto, ebbi un mezzo svenimento e fui invitato ad uscire”. Scrive il gip: “A Villa Gina operava una consorteria il cui nucleo di base è legato da stretti vincoli di parentela. In corrispondenza c’erano donne vessate, disprezzate e maltrattate, talvolta costrette all’aborto con minacce e violenza. Molte portano ancora il trauma psichico e lottano con i postumi di un intervento devastante, eseguito in condizioni igieniche disastrose (si operava spesso senza guanti e Ilio Spallone pure a torso nudo e con un grembiule da macellaio, ha raccontato l’anestesista), con imprudenza, imperizia di chi con l’occhio avido già guarda alla paziente successiva. Fino al lugubre rito degli interventi notturni che lascia sgomenti”.
Fonte
Ilio Spallone muore a maggio del 2007 all’età di 76 anni (per lo meno lui ci è arrivato):
Muore per problemi cardiaci dopo soli 2 giorni dalla concessione della detenzione domiciliare per problemi di salute. Si trovava ricoverato in una clinica privata di Roma. Il difensore di Spallone, l’avvocato Gian Michele Gentile, dichiara che in carcere il suo assistito non aveva ricevuto cure adeguate (poverino…), Fratello di Mario Spallone, il medico di Palmiro Togliatti, Ilio era stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per la vicenda degli aborti clandestini di “Villa Gina”, la struttura di cui il medico era uno dei fondatori e proprietari. (Ansa, 31 maggio 2007)
Augurandoci che gli orrori come quello di Villa Gina, non avvengano MAI più e che tutti i responsabili viventi marciscano in galera…
“Suore violentate dai sacerdoti”
(…) Le sue denunce in Vaticano sono agghiaccianti. “Gli abusi sono diffusi”, racconta, le segnalazioni molteplici. Aspiranti alla vita religiose violentate dal prete cui portano i certificati necessari. Medici di ospedali cattolici avvicinati da preti che portano “ad abortire suore e altre giovani donne”. Fedeli allarmati per gli abusi. Nello shock dei monsignori presenti, suor O’Donohue evoca la storia di un “prete che spinge una suora ad abortire, lei muore e lui celebra ufficialmente la messa requiem” per la sventurata. (…)
(…) Certi preti le cercano proprio “per timore di contrarre l’Aids con prostitute”. In una nazione la superiora di una comunità di suore è stata avvicinata nel 1991 da preti che le chiedevano di poter usufruire dei favori sessuali delle sue monache. Purtroppo è piuttosto diffuso il fenomeno di “preti ed esponenti della gerarchia ecclesiastica che (così viene riportato) abusano del loro potere e tradiscono la fiducia di suore coinvolte in relazioni sessuali di sfruttamento”. Accade spesso che preti invitino le suore a prendere la pillola. Poi succede, invece, che in una comunità venti suore si trovino incinte contemporaneamente. Ma accade anche che le autorità ecclesiastiche locali siano sorde alle denunce. In un caso citato - 29 suore rese gravide dai preti di una diocesi - la superiora chiese invano l’intervento del vescovo. Fu, invece, “rimossa dal vescovo” e rimpiazzata da un’altra. L’appello alle istanze ecclesiastiche superiori non ebbe seguito. (…)
Fonte La Repubblica
Oggi giorno vi sono molti metodi anticoncezionali per non concepire un bambino, non vogliamo entrare in polemica se sia giusto o sbagliato il decidere di interrompere una gravidanza (a norma di legge), se sia un crimine o una disperazione…
Vorremmo invece porre la vostra attenzione sul fatto di dare o meno “la giusta sepoltura” a questi “feti bambini”…
Voi cosa ne pensate ?
Grazie.
IL COMITATO TROVIAMO I BAMBINI
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